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Home Prima pagina I ricordi di don Antonio
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I ricordi di don Antonio PDF Stampa E-mail

Su YouTube, a 102 anni, compiuti lo scorso 30 giugno, il decano dei sacerdoti modenesi da Pievepelago offre una testimonianza sulla Prima Guerra Mondiale

 

La voce è ferma e i ricordi del tutto nitidi, come se fossero passati pochi anni. In realtà di tempo ne è passato parecchio, esattamente 96 anni, da quando il fronte italiano ha subito “la rotta” ad opera degli austriaci a Caporetto. Don Antonio Galli, 102 anni compiuti lo scorso 30 giugno, ricorda quei tragici fatti della prima Guerra Mondiale e lo fa offrendo la sua testimonianza su uno strumento, YouTube, assolutamente inusuale per un ultracentenario. Voce e immagini di don Antonio sono state raccolte dal giornalista modenese Fabio Montella e messe in rete con il titolo “Una storia del Novecento. Don Antonio Galli racconta”. I ricordi di don Galli , data l’età del protagonista, assumono un significato del tutto particolare, dal momento che testimoni diretti di quei tragici fatti iniziano ad essere sempre meno.

“Sono nato a Pievepelago il 30 giugno del 1908; a due anni e mezzo – dice su YouTube don Antonio - perdetti la madre, a cinque anni perdetti il padre. Venni accudito da una zia, sorella della madre, una santa donna, che aveva già una sua famiglia e che prese con sé me e mio fratello: ci accudì come se fossimo una famiglia sola. A otto anni ero in un orfanatrofio a Modena, il Patronato pei figli del Popolo. Durante la prima guerra mondiale si soffriva davvero la fame. Noi stavamo quasi sempre dentro l’istituto, che allora era in corso Canal Chiaro e si usciva solo per una breve passeggiatina di un oretta: per il resto andavamo a scuola. Ricordo che quando ci fu la rotta di Caporetto era una domenica pomeriggio. Andavamo a spasso, eravamo in fila e giravamo per Modena. Prima di uscire dall’Istituto ci incontrammo con un esercito di soldati che venivano dalla zona di Caporetto. Venivano, passavano e per ore e ore assistemmo al passaggio di questi soldati: chi era ferito, chi era impossibilitato anche a camminare e andava via barcollando. Fu una scena così pietosa che non dimenticherò mai più: vedere cosa era l’esercito italiano dopo Caporetto nella sua ritirata a Modena. Faceva male al cuore vedere tutta quella gioventù ridotta in quelle condizioni, anche avviliti per la disfatta. Non so se avessero le armi, non ricordo: ricordo solamente le loro facce, lo stato d’animo in cui si trovavano e la popolazione che stava ad assistere a questo spettacolo. Era una cosa veramente deprimente”.

Don Antonio racconta ancora, con estrema precisione, anche gli anni successivi. “Per la Spagnola (la febbre che fece molte vittime n.d.r.) ero qui a Pieve, perché mi ammalai. Feci ritorno a Pieve nel 1918. La zia, quella che ci aveva fatto da mamma, fu anch’essa colpita e fu lì lì per morire e se fosse morta sarebbe stato un guaio perché era la nostra provvidenza. Invece guarì, e potè tirare avanti. Aveva anche dei figli della prima moglie del marito, vedovo. Nel 1918 andai nel seminario di Fiumalbo a fare la quinta elementare che non avevo potuto finire a Modena e sono rimasto a Fiumalbo per nove anni; dopo andai a Modena per terminare gli studi in modo tale che arrivai a essere sacerdote nel 1932”. Nelle immagini del video, una ripresa si sofferma sul calendario appeso al muro alle spalle di don Antonio: domenica 4 luglio 2010. Sotto la data, una frase: “Nulla potrà danneggiarvi”.

Nel vedere il volto e nell’ascoltare la voce del sacerdote ultracentenario, le parole del calendario sembrano state scritte apposta. Anche dalla redazione di Nostro Tempo, auguri don Antonio! Per vedere il filmato integrale con la testimonianza del sacerdote pievarolo, è sufficiente digitare “Don Antonio Galli” sul motore di ricerca di YouTube (www.youtube.com)

 
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